Autunno: per le tartarughe è tempo di letargo

Siamo a fine estate: le giornate si accorciano, le temperature si abbassano e presto arriverà l’autunno. Per le tartarughe è tempo di letargo.

Il letargo è quel processo fisiologico che spinge i cheloni (ovvero le tartarughe) ad iniziare un lungo sonno che durerà alcuni mesi, per far loro superare il freddo inverno.

Questo lungo periodo è caratterizzato da inappetenza spesso accompagnata da un notevole calo dell’attività metabolica per permettere alle nostre piccole amiche di superare le rigide condizioni ambientali dei corti e bui giorni invernali.

Come affrontare il letargo delle tartarughe

Innanzi tutto occorre fare una distinzione fra i vari tipi di tartarughe.

E’ importante conoscere esattamente quale tipo di tartaruga stiamo ospitando in casa (ed in questo caso può essere utile chiedere consiglio al nostro veterinario di fiducia):

  • per tartarughe terrestri e palustri (es. Testudo hermanni e Trachemys scripta) il letargo è solitamente consigliato, anche se occorre prestare attenzione ad alcune particolari situazioni che approfondiremo più avanti;
  • per tartarughe dei climi caldi (tropicali, equatoriali e desertici) invece è fortemente sconsigliato perché può essere dannoso. Queste tartarughe devono rimanere sveglie ed essere mantenute in ambiente a temperatura controllata per tutto l’inverno.

Cosa succede durante il letargo?

Il letargo è un comportamento caratteristico di alcuni animali (mammiferi e rettili) che durante la stagione fredda riducono le proprie funzioni vitali e rimangono in stato di quiescenza. Durante questo periodo si nutrono di riserve di grasso immagazzinate durante i mesi autunnali.

Anche per quanto riguarda le tartarughe, il letargo provoca uno stop alla digestione, una riduzione del flusso sanguigno e il sistema immunitario diventa meno efficace o addirittura inesistente.

Il letargo non comporta necessariamente l‘ibernazione, soprattutto nei casi in cui la temperatura non scende sotto i 10°C o nel caso di esemplari giovani. In questo caso si verifica piuttosto un periodo di sonnolenza ed inappetenza a seguito delle variazioni di umidità e temperatura che precedono l’inverno.

Quando è sconsigliato il letargo delle tartarughe?

Pur essendo un comportamento tipico di questa specie, ed essendo consigliato in alcuni casi, come ad esempio se si desidera farle riprodurre, perché ha l’effetto di riequilibrare il ciclo riproduttivo di tutti i rettili agevolando la “maternità”, ci sono alcuni casi è meglio evitare il letargo delle tartarughe.

Occorre pertanto evitare il letargo nel caso in cui la nostra tartaruga sia:

  • molto giovane (fino al terzo-quarto anno di età);
  • ferita o malata;
  • notevolmente sottopeso;
  • con stomaco pieno.

Quando per le tartarughe è tempo di letargo, è consigliabile farle preventivamente visitare dal veterinario o da un esperto esotico che ne verificherà lo stato di salute.

Se fosse necessario mantenerle sveglie per tutto l’inverno, occorrerà tenerle in un ambiente temperato sopra i 10°C. In particolare, per quanto riguarda le tartarughe giovani, se dovessero smettere di mangiare, dobbiamo alimentarle a forza: sono piccole e non possono stare a digiuno, è un rischio.

Quanto dura il letargo?

Il letargo delle tartarughe può durare da tre a otto mesi, anche se abitualmente dura cinque-sei mesi, generalmente da novembre a marzo.

Occorre prestare attenzione all’ambiente:

  • le testuggini terrestri vogliono un rifugio poco umido e al riparo da pioggia;
  • le tartarughe semi-acquatiche tollerano l’umidità ma non il freddo;
  • le acquatiche preferiscono un ampio stagno;
  • invece le esotiche, in genere, non vanno in letargo.

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Prepararsi al letargo: le tappe

La preparazione al letargo non si limita al periodo fine estate-inizio autunno: occorre monitorare la nostra tartaruga tutto l’anno.

Si comincia a pensare al letargo verso marzo-aprile, accertandosi dell’aumento progressivo di peso ogni 15 giorni, fino a giugno, per capire se sono in buona salute.

Verso luglio si può iniziare un ciclo di sverminazione contro i parassiti intestinali.

Possono ingrassare ancora un po’, fino a settembre, quando arriva il momento dello svuotamento dell’intestino e l’aumento del numero delle ore passate al sole.

Per le tartarughe è tempo di letargo nei mesi di ottobre e novembre. Questi mesi sono il vero e proprio periodo di letargo: si interrano e si ferma l’alimentazione. Nei mesi più fretti le tartarughe si rintanano sotto strati e strati di foglie e terra, o nel rifugio imbottito che abbiamo preparato per loro, e possiamo salutarle fino a marzo.

La fine del letargo: il risveglio

Il risveglio inizia intorno a metà marzo, quando possiamo cominciare movimenti tra gli strati di foglie.

Attenzione: se il risveglio dal letargo è anticipato non è un buon segno. Potrebbe esserci qualcosa che ha disturbato la nostra piccola amica. Oppure potrebbero esserci dei problemi di salute; oppure ancora potrebbe essersi esaurita la riserva di grasso. Ad ogni modo bisogna interrompere immediatamente l’ibernazione.

Quando si da lo stop al letargo delle tartarughe e le si fa mangiare, che si tratti di un risveglio anticipato o del giusto periodo di metà marzo, poi non si può tornare indietro.

Per facilitare il risveglio possiamo fare un bagnetto in acqua tiepida per reidratarle liberandole dalle tossine accumulatesi nei reni. Dopo alcuni giorni dal termine del letargo delle tartarughe dovremmo vederle iniziare a mangiare.

Se il nostro animaletto è ancora freddo non teniamolo a digiuno: va scaldato con un riscaldatore o con una lampada a luce calda luce solare diretta. E alimentata: deve riprendersi, è primavera.

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Valentina
 

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